
Ci sono le sfilate, in queste settimane, ma intanto si parla di libri: per citarli, per portarli con sé.
Si fa dell’ironia — inaspettata e originale come l’afa in pianura padana — sul fatto che siano usati come accessorio, perché chi va alle sfilate mica sa leggere, figuriamoci, sono/siamo tutti ontologicamente frivoli, per statuto.
Poi c’è Alessandro Michele, che invita gli ospiti alla sfilata di Valentino a portare un libro per costituire una sorta di antibiblioteca (citando Umberto Eco) di testi ancora non aperti e non letti, le possibilità ignote che ognuno di noi può cogliere e incontrare aprendo un libro sconosciuto (altra ironia immancabile su chi ha portato cosa e perché).
Per caso (o forse no), nella pila dei libri di narrativa a fianco del letto che mi intimorisce per l’altezza — lo tsundoku che anche Alessandro Michele ha citato — ce n’è uno molto bello che si chiama Cucire universi, di Domitilla Dandi.
Il titolo potrebbe far pensare a una presuntuosissima cartella stampa a sostegno dello storytelling, pure lui presuntuosissimo, di qualche collezione concettuale, ma valido pure per qualsiasi altra attività progettuale e creativa con un’alta, altissima opinione di sé.
Invece è il titolo realistico, perché, mentre dimostra che non esistono arti minori o esclusivamente femminili, ci racconta di come anche la ricerca scientifica e matematica abbia trovato risorse inaspettate attraverso aghi, ferri da maglia e uncinetti.
Daina Taimiņa è una matematica lettone che ha risolto un problema storico, di quelli che nei film restano insoluti per decenni finché non arriva il freak, lo studente geniale e fuori dagli schemi che risolve tutto.
Quello che è toccato a Taimiņa è la creazione di un modello fisico dello spazio iperbolico: non so neanche esattamente cosa significhi, ma la svolta nel suo lavoro è arrivata nel 1997 quando, abbandonati i modelli a strisce di carta incollata dei suoi colleghi maschi (che si sfaldavano inesorabilmente), è passata all’uncinetto.
Aggiungendo punti ha trovato la tecnica per rappresentare la curvatura iperbolica.
A latere (ma non troppo), i modelli matematici creati sono anche molto belli, un po’ come certi cavolfiori o come i coralli, e hanno avuto successo sia nella didattica della matematica che come installazioni artistiche.
Quindi, matematici e divulgatori scientifici italiani che passate il vostro tempo nei talk show diventando tuttologi di basso profilo, prendete in mano l’uncinetto — o i ferri da maglia, se preferite.
Anzi, facciamolo in massa: magari scopriamo qualche nuova legge della matematica o della termodinamica e la prossima volta andiamo alla sfilata di Valentino portando addosso con orgoglio il nostro modello e il libro di Domitilla Dandi.
CLAUDIA VANTI
Stilista eclettica, ha collaborato per anni con marchi del pret à porter italiano e internazionale come Ferré, Chanel, Hugo Boss.
Insegna Design del Prodotto moda, ha la passione del disegno e il sogno segreto di scrivere la sceneggiatura di una serie tv. Ovviamente sulla moda.