Un tepore gentile | Andrea Ferrato

Si sistemò i lunghi capelli lunghi e scuri, lasciandoli appoggiare delicatamente su una spalla, sull’accappatoio morbido appena indossato sul corpo ancora fresco per la gelida temperatura che gennaio aveva preparato per l’inverno.
Uscì sul ballatoio di pietra nera e opaca che si affacciava sulle piscine; lì sotto un ambiente di una strana eleganza, qualcosa che sembrava arrivare da una scelta su un catalogo ben fornito piuttosto che da un progetto architettonico.
Ma l’insieme funzionava e forse era solo lo sguardo troppo allenato a teoriche aspirazioni alla bellezza che la lasciava scivolare sul dettaglio.
Si appoggiò alla balaustra, tra due grossi vasi adornati con rami esotici e sintetici. Chi passava non la notava e procedeva verso il relax e il piacere appena acquistato, del quale non perdere neanche un minuto.

Non c’era nessun motivo per essere lì in quel momento: nessun bisogno di riposo e nessuno spazio per regalarsi una vacanza.
Là fuori il mondo non sembrava molto interessato a lei e lei, pur soffrendone, non trovava le parole giuste per riprendere una conversazione che potesse portare entrambi (lei e il mondo) su un piano condivisibile e utile.
C’era un problema fondamentale che ricorreva spesso nei suoi pensieri e ogni volta che si ripresentava si portava dietro sempre la stessa soluzione, solo apparentemente corretta.

La bambina salì i primi gradini della scalinata sottostante, le mani ed un telefono moderno spuntavano appena dall’abbondante accappatoio bianco.
Con le movenze viste chissà dove, scattava foto con angolazioni ricercate. Il resto della famiglia spuntò da sotto la rampa di scale ed il padre si mise affettuosamente in posa; la bambina colse subito l’opportunità per calarsi ulteriormente in questo momentaneo personaggio di fotografa del centro benessere.
La madre osservava a breve distanza e tutta la situazione emanava un rasserenante profumo di tenerezza.

Lo scorrere dell’acqua precludeva ogni vociare e diventava il sonoro artificiale di un documentario di persone in vacanza.
Le gesta lente, i passi attenti, le luci soffuse. Il tempo non interferiva con i sorrisi delicati e lo stesso accadeva tra le persone, quasi ognuno in una dimensione propria senza altri attorno.

Lei appoggio su questo tepore le proprie domande.
Lo sguardo accarezzava le varie situazioni che il suo elenco di tappe scartate le avevano precluso.
Le guardava con amore, cercando di non inciampare nei rivoli di nostalgia, cercando di percepire la naturalezza di quei momenti semplici, quelli che per lei avevano ormai inclinazioni più ripide.

Scese le scale, scelse un luogo che le assomigliasse almeno un poco, lasciò scivolare l’accappatoio e si immerse nell’acqua calda sfiorando due o tre sorrisi gentili.
Andrea Ferrato