
Vi è mai capitato di ascoltare una canzone e restare folgorati da una parola mai sentita prima?
Non parlo di un ritornello rassicurante tipo “Saremo io e te accussì, sarà per sempre sì”, quella è la via di fuga verso il già noto.
Parlo di quel termine oscuro che ti si pianta in testa, ti costringe a mettere in pausa e correre su Google.
La cosa assurda è che, un secondo dopo averne scoperto il significato, quella parola inizia a spuntare ovunque.
Tranquilli, non è follia collettiva.
È il fenomeno Baader–Meinhof (o “illusione di frequenza”).
Un bias cognitivo teorizzato nel 1994 da Terry Mullen: una volta che il nostro cervello registra un’informazione o una parola nuova e insolita, ci illude che quella stessa informazione si stia presentando con una frequenza statistica più alta. In realtà, è solo la nostra attenzione che ha cambiato radar.
Recentemente mi è successo ascoltando Shush la nuova canzone di Tori Amos.
A un certo punto canta:
“Mi chiama la sua Cassandra. Mentre fuma il suo Cohiba Behike“.
Da non fumatore, ero spiazzato.
Poi scopri che il Cohiba Behike è l’aristocrazia dei sigari cubani. Non si accende distrattamente alla fermata del bus; è un oggetto che esige calma, silenzio e il contesto sacro del rito.
È una celebrazione, non un vizio.
Ma c’è un’altra parola che ultimamente mi risuona in testa per il suo suono così adorabile: Psilocibina.
La parola spunta nel testo della canzone Truman, l’ultimo gioiello di Birthh.
La psilocibina è un alcaloide estratto da dei “funghi magici” di origine tropicale e subtropicale del Sud America e del Messico, usato in micro-dosi per placare ansia e depressione.
Nel brano diventa parte di un rituale di decompressione radicale:
“Prendo un incenso e guardo un porno così mi sfogo. / Riempio la vasca fino all’orlo, Mina in sottofondo. / Psilocibina nel mio corpo così ritorno / una persona nuova in fondo“.
È una boccata d’aria fresca.
È interessante (e purtroppo ancora raro) sentire una donna parlare con tanta naturalezza del piacere della pornografia come strumento di self-care.
Sembrano passati secoli da quando, solo nel 2008, la voce femminile de Il Genio cantava quasi con rassegnazione: “Tu sei cattivo con me perché ti guardi quei film un po’ porno”.
Qui la prospettiva è ribaltata.
Il porno, l’incenso e la psilocibina non sono “tradimenti” o “distrazioni”, ma tasselli del Me Time.
È quella solitudine scelta, necessaria per staccare dai ruoli sociali – partner, lavoratore, cittadino modello – e ricaricare le pile, ascoltare i propri bisogni, ridurre lo stress e prevenire la dipendenza affettiva, mantenendo viva la propria individualità.
Infatti nel ritornello dice:
“Di notte noi non siamo uguali / Io rimango allerta come i cani“.
Uscire dalla “modalità allerta” – quella ipervigilanza tipica, quel costante stato di tensione e controllo tipico delle relazioni tossiche che spesso partono da traumi passati – richiede spazio.
Birthh lo dice chiaramente:
“Forse sentirmi abbandonata è la mia fortuna / Fare di questo peso la mia stessa piuma / Non sarà quella persona ad essere la cura“.
La cura siamo noi.
A volte questa cura ha il sapore di un sigaro cubano che richiede ore di tempo, altre volte la spudoratezza di un video online in una vasca bollente.
Non è egoismo. È sopravvivenza.
E se da domani inizierete a leggere la parola “psilocibina” ovunque, sapete con chi prendervela: con il fenomeno Baader–Meinhof.
La canzone “Truman” anticipa il quarto album di Birthh – e il primo cantato in italiano – dal titolo Senza fiato che sarà pubblicato il prossimo 24 aprile.
Prossime date del tour:
mercoledì 15 Aprile per un live intimo ed acustico da Efesto a Bologna (io ci sarò, se venite ci si vede).
sabato 23 Maggio – Mi Ami festival a Milano
venerdì 29 Maggio – Spring Attitude Festival a Roma.
MATTEO LION
Ha lavorato per anni come account per varie agenzie di comunicazione.
Dal 2010 si occupa di selezione del personale ed è Team Leader in progetti di inserimento di lavoratori con disabilità.
La musica è la sua passione, con una lente attenta alle nuove sonorità.