
Siamo nel pieno della “settimanona” del Festival di Sanremo.
Ammettiamolo: uno dei momenti più attesi, fin da quando Paolo Bonolis la sdoganò nel 2005, è la serata dei duetti.
Ma perché ci piace così tanto vedere due artisti fondersi in un’unica performance?
Forse perché l’unione di due mondi è un atto rivoluzionario, quasi anarchico.
In un’epoca in cui vaghiamo solitari tra algoritmi e contenuti social che ci isolano proprio mentre promettono di connetterci, partecipare diventa un gesto politico.
La democrazia stessa vive di partecipazione, di quell’apporto collettivo che si può fare solo, almeno, in due.
Mentre Sanremo infiamma l’Ariston, fuori dal radar mainstream stanno nascendo collaborazioni incredibili che curano l’alienazione a colpi di beat.
Ecco i duetti che stanno segnando questo inizio d’anno.
Il progetto che più mi sta entusiasmando si chiama TOMORA.
Il nome nasce dall’unione di TOM (Tom Rowlands, metà dei leggendari Chemical Brothers) e ORA (AURORA, una delle voci più eteree del pop alternativo). Curiosità: hanno scoperto solo dopo che “Tomora” in giapponese evoca l’immagine di un “compagno amichevole sulla terra”. Mai nome fu più azzeccato.
Il loro primo singolo è un vero manifesto contro il torpore moderno.
L’attacco: Una sveglia digitale che squarcia il silenzio.
Il mantra: la voce di AURORA che ripete ossessivamente “Suona la sveglia!”, come a volerci scuotere dal nostro isolamento.
Il secondo brano, The Thing, scava ancora più a fondo nel vuoto emotivo.
Atmosfere sospese alla Massive Attack, sintetizzatori pulsanti e una texture elettronica che ricorda il magnetismo dei Cocteau Twins.
C’è una complicità rara tra i due, un linguaggio silenzioso che è un vero lusso creativo.
Il testo suona come un avvertimento e dice: “Cosa sono i sentimenti? Sono cose reali? Sono vuoto”.
Segnate la data: il loro album Come Closer uscirà il 17 Aprile pubblicato dalla Capitol Records.
Altra gemma è Elitest G.O.A.T.. Qui i Sleaford Mods incontrano la particolarissima Aldous Harding.
Sebbene dichiarino di essersi ispirati al basso di David Bowie, il brano mi ha catapultato dritto nelle atmosfere dei Lali Puna. Anche qui la musica si fa critica sociale, un invito a cambiare pelle: “Ora la mia vita è molto migliore, da quando mi sono comportato come non mi sono mai comportato”.
Infine, il duetto meraviglioso tra Courtney Barnett e Waxahatchee in Site Unseen.
È un brano che parla di auto-sabotaggio e della paura di cambiare, ma che si chiude con una bellissima apertura verso l’altro: “Se ci piace qui, resteremo un altro anno”.
È un invito a lasciarsi andare senza paura.
Perché, in fondo, la complicità vera non è un legame che ti blocca: è un abbraccio che ti stringe e ti dà forza.
MATTEO LION
Ha lavorato per anni come account per varie agenzie di comunicazione.
Dal 2010 si occupa di selezione del personale ed è Team Leader in progetti di inserimento di lavoratori con disabilità.
La musica è la sua passione, con una lente attenta alle nuove sonorità.