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NONNE | CLAUDIA VANTI

Ascolto podcast.
Come tuttə, e random tra i generi.
Stanno cominciando a stancarmi, sarà l’effetto della bulimia comunicativa egoriferita di moltə che ci si riversa addosso senza filtro, sarà che non sono più una novità.
Eppure: sono un rifugio da altri media variamente infrequentabili e perciò si ascolta. Caso mai ci si imbatta in qualcosa di interessante.

Era mia nonna (di Chora Media) è una serie di racconti sulle nonne raccolti da Mario Calabresi in dialogo con interlocutorə variə.
Da Mario Martone, per dare un’idea, a Orietta Berti (evocata tuttora non da una scia di lavanda polverosa ma da “dall’odore di fritto”: la prosaica provincia emiliana al suo meglio in trigliceridi, come al solito).
Lo spunto è potenzialmente infinito, e senza il rischio di annoiare, perché ogni vita di ogni nonna, per vicende personali e per periodo attraversato, è uguale solo a sé stessa, ognuna eccezionale a modo suo tra guerre, disastri epocali, nobiltà di provincia, piccola borghesia, tinelli, sottoscala proletari, pellicce, tessere annonarie, mariti morti giovani e mariti fedifraghi, campi da mietere in absentia (del pater fuggitivo) e pagnotte da infornare.

Uno storytelling immenso ed emotivo, appena appena scalfito dalla vanità di alcunə raccontantə, felici di aver consegnato all’ultimo sguardo terreno della nonna adorante/adorata il raggiungimento del proprio successo professionale.
“Dopo il mio primo film mi disse che era contenta e che la sua vita poteva dichiararsi compiuta”: ma magari no, le nonne al loro nipotino dicono qualsiasi cosa e abbondano di iperboli, ma non è detto che debbano vivere solo tramite ambizioni conto terzi.

Ecco, non santifichiamole riducendole a figurine benevolenti e basta, oggi e sempre hanno avuto una vita, delle passioni e delle aspirazioni.
E un guardaroba che povero o di lusso (o intermedio) che fosse ci restituisce ancora l’immagine di quelle aspirazioni.

Quello che mi piace ricordare, di mia nonna, e delle sue tre sorelle che hanno attraversato e superato il ‘900 (hanno raggiunto tutte quasi il secolo pieno), è anche quella “paccottiglia” di oggetti a volte di buona qualità a volte no, di tessuti stampati o ricamati a motivi che oggi hanno ritrovato degli estimatori e altri in vaghe tonalità di marroni che è meglio consegnare all’oblio, di catenine d’oro e collane di bigiotteria (ma la plastica degli anni ’70 ha una sua ritrovata dignità) che erano la concretizzazione di qualche desiderio frivolo finalmente soddisfatto.

Il tipo di desiderio che oggi è difficile da coltivare, ma nascosto sotto le ansie di perfomatività e posizionamento sociale forse possiamo ancora trovarlo e rianimarlo.

CLAUDIA VANTI
Stilista eclettica, ha collaborato per anni con marchi del pret à porter italiano e internazionale come Ferré, Chanel, Hugo Boss.

Insegna Design del Prodotto moda, ha la passione del disegno e il sogno segreto di scrivere la sceneggiatura di una serie tv. Ovviamente sulla moda.

Altre parole | Claudia Vanti

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Quella sottile sensazione di inadeguatezza, di mancanza. La ricerca delle risposte e il piacere dimenticato delle domande. Accogliere la complessità è un passo verso la consapevolezza del contemporaneo. Non siamo esseri semplici, dobbiamo assorbire e rigenerare. Siamo sempre stati arte e oggi dobbiamo saper vivere con una sensibilità aumentata.

METABOX – sensibilità aumentata è un’installazione di arte contemporanea online, dal 2010

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