
Giugno: tempo di tesi. Quest’anno, per me, con tre ragazze che ho imparato a conoscere davvero soprattutto in questi ultimi mesi di avvicinamento alla discussione.
Sono tre ragazze “in gamba”, come si diceva ai tempi; non è sempre chiaro cosa significhi, ma l’espressione ha ancora una sua certa efficacia.
Sono sveglie, intelligenti, creative, molto più di quello che credono loro stesse.
Se tirarsela troppo è peccato di hybris (chi è passato dal liceo classico ne è rimasto segnato a vita, ma anche parecchiə altrə, forse è pure abbastanza colpa di Santa Romana Chiesa), anche sottostimarsi è un difetto fin troppo diffuso in questi tempi incerti che gli sono capitati.
Eppure sono brave, sufficientemente abituate a stare a galla anche se sballottate qua e là, e non solo dalla mancanza delle mezze stagioni – che per l’abbigliamento è seriamente un problema – ma dal non avere proprio più nessuna certezza.
In questi anni di triennale si sono viste passare davanti tutte le forme possibili di greenwashing buttato un tanto al chilo nel cestino dei rifiuti (indifferenziati, ovviamente), e poi le riflessioni varie ed eventuali sul corpo e la “body positivity” che quasi mai hanno avuto il merito di lasciare un’effettiva libertà allə direttə interessatə, tanto meno sui modelli estetici.
Anzi, meglio la lotta nel fango tra fazioni opposte (mica la possiamo lasciare solo al divertimento del presidente arancio-fluo) per stabilire chi è lə più inclusivə e positivə di tuttə, naturalmente a scapito dellə altrə, che poverinə, non capiscono.
Forse l’unico dato stabile resta l’age improvement, con le modelle di qualche generazione fa che mantengono un loro forte appeal mediatico e social (tanto sono le loro coetanee che hanno ancora qualche soldo da spendere), e d’altronde che vuoi dire a una come Kristen McMenamy?
A sessant’anni si dovrebbe ritirare a fare la calza? (Nel caso, che calza!)
Ma capisco che dal punto di vista di chi ha vent’anni il rischio anche per lei è di suscitare un bel «accidenti, queste vekkie ci rubano la scena, tuttə a rimpiangere i “bei tempi”.»
Secondo me fanno bene a odiarci, se non che, a un certo punto, si può ricambiare il favore, con un odio costruttivo, dare una bella spinta, se non un calcione, per dire a tuttə di darsi da fare e buttarsi nella mischia con tutte le incertezze, i casini, la mancanza di mezze stagioni e di modelli precostituiti.
E quelli che abbiamo sono così brutti che vale la pena ribellarsi, ma a volte tanto meglio ignorarli, senza perdere tempo e senza perdere la propria postura, estetica oltre che etica.
L’importante è fare, perché il tempo è dalla loro parte. È mille volte da chi le ha precedute.
In bocca al lupo, ragazze.
CLAUDIA VANTI
Stilista eclettica, ha collaborato per anni con marchi del pret à porter italiano e internazionale come Ferré, Chanel, Hugo Boss.
Insegna Design del Prodotto moda, ha la passione del disegno e il sogno segreto di scrivere la sceneggiatura di una serie tv. Ovviamente sulla moda.