
Qualche anno fa, nel 2017, ho redatto per METABOX – sensibilità aumentata un intervento dal titolo “Uscire dal simbolo”.
Descrivevo come e perché, dopo avere passato una decina di anni a lavorare su segni, simboli e forme del mito, io abbia interrotto questo impegno in favore di uno spazio per una narrazione più intima, meno totalizzante.
Una delle opere di allora è collocata in una parete del mio piccolo appartamento, ed è ritratta in foto.
Il ciclo si chiamava “Le macchine per intrappolare il vento”.
Ieri, quando ho scattato questa foto, mi hanno stupito la mia ombra accostata all’opera, la relazione tra il mio sguardo e quello della scultura appesa, mi ha colpito l’accostamento tra due materie differenti.
Mi è parso che, per un istante, che si fosse creato un incontro tra la lucidità di Odisseo e la mia vita, fatta di piccoli incidenti poetici.
Forse è possibile un altro racconto: si possano accostare grandi letterature e liste della spesa, cicli mitici e osservazioni fatte da un tavolino del bar.
Oggi, a distanza di anni, credo che il mondo scandaloso del simbolo si lasci modellare anche dalle visioni malinconiche e serene di un artista di provincia.
Forse c’è sempre un altro modo per raccontare storie, forse anche le immagini più totemiche lasciano spazio alla tenerezza.
MIRCO DENICOLÒ
Mirco Denicolò è nato a Cattolica nel 1962.
Diplomato negli Istituti d’Arte di Pesaro e Faenza, è uno dei protagonisti della ceramica d’arte contemporanea italiana.
Ha iniziato a esporre le sue opere nel1987.
Insegna all’ISIA di Faenza dal 1999.
Dal 2011 è autore di video di animazione ceramica.