Ricordarsi di ricordare | Andrea Ferrato

Le innovazioni più azzeccate sono quelle che si infilano nella quotidianità senza farsi notare, è ovvio.
Questo era il motivo per cui, un po’ alla volta, le penne accanto al taccuino erano scomparse.
Si era abituata a dettare la lista della spesa al suo smartphone e si era abituata anche alle domande stupide della vocina che a volte non la capiva.

Lei non capiva perché il suo supermercato di fiducia non ne avesse creata una di queste liste, magari una che memorizzasse i prodotti acquistati più frequentemente, senza doverli indicare in modo generico.
E magari ricevere in quella lista le offerte che le potevano interessare dato che ormai il suo supermercato di fiducia sapeva tutto di lei, quasi tutto.

Non sapeva ad esempio di questa giornata impermeabile, dove i pensieri più pesanti gocciolavano sulle pareti e oggi allagavano la stanza.
Non sapeva di quanto le sarebbe piaciuto se la vocina si fosse svegliata all’improvviso e le avesse proposto di fare insieme una bella lista qualsiasi.
Qualcosa che aveva a che fare con il ricordarsi più spesso delle persone a cui sei in qualche modo vicino, ricordarsi di ricordarle, anche con qualche gesto periferico, tipo un segnale di fumo distante di cui non senti l’odore ma ne percepisci l’intenzione.

Come quello di Michele che la chiamò inaspettatamente da un caotico supermercato chissà dove, elencandole una serie di ingredienti che aveva in mente di infilare, non a caso, in una ricetta che poteva essere la cena per entrambi per quella stessa sera, magari cucinata proprio a casa di lei, usando quel tempo per scambiarsi due parole, tra un bicchiere e l’altro.
Lei ricordò alla vocina di chiudere la lista, aprì la finestra e si lasciò avvolgere dal freddo di novembre, il tempo necessario per poter apprezzare, dopo, il tepore della stanza.

Andrea Ferrato