L’ordine del pensiero | Carmine Mangone

Il momento creativo e il momento connettivo sono le basi di quel movimento critico della mente che chiamiamo intelligenza.
I due momenti sono strettamente interrelati e spesso indiscernibili: senza la creatività, non avremmo l’invenzione, la scoperta, o una nuova connessione di elementi significativi del mondo, mentre il concatenamento critico di dati e materie, nelle sue varianti più o meno creative, escludendo quindi i processi completamente automatizzati da un sistema macchinico (*), costituisce il dinamismo intrinseco ed essenziale della riflessività umana.

I due momenti, a loro volta, si manifestano su due piani principali, i quali s’intersecano, si sovrappongono, si confondono tra loro senza soluzione di continuità: il piano logico-simbolico del pensiero e il piano del corpo, della materia sensibile.
Da ciò, deriva la compresenza di due intelligenze: da una parte, un’intelligenza tendente al razionale, al fare chiarezza in profondità, mediante un costante movimento di approfondimento, di escavazione, di sgombero delle macerie; dall’altra, un’intelligenza che tende ad affermare l’immediatezza del carnale, della pelle, delle superfici che entrano in contatto, e che quindi è tendenzialmente lussuriosa, lussureggiante, smodata.

Tenendo presente che già la stessa carnalità è un’idea della materia sensibile – e che in ogni idea attinente il vivente si ha un’incessante coabitazione di natura e spirito –, risulta del tutto superfluo gerarchizzare gli elementi di corpo e mente secondo un qualche metodo storico, genealogico, ecc.
L’ordine del pensiero non è necessariamente un pensiero dell’ordine e l’unica autentica priorità resta saper vivere e morire cercando una compiutezza, una consonanza col cosmo.
Il resto è solo un’approssimazione – un avvicinarsi, un continuo tendere – a quella medesima compiutezza.

(*) La creatività è il limite della macchina, il “sogno proibito” della macchina, per il cui esaudimento si adoperano i progetti e le ricerche concernenti la cosiddetta intelligenza artificiale.

Carmine Mangone

foto: Andrea Ferrato