Increspature | Carmine Mangone

La seduzione è un’increspatura del territorio, una piega presa dal senso che ci viene comunicato dal mondo. Infonde una direzione al ritmo, all’andamento del desiderio, soprattutto in base alle scelte che facciamo proprio a partire dal desiderio che ci possiede o grazie al desiderio stesso che ci attraversa.

Ma per quale motivo tu arrivi a piacermi? Che cosa ti porta a incarnare e a riempire di sangue il mio desiderio? Qual è la molla che me lo fa rizzare deponendo a favore del mio desiderio, del nostro desiderio reciproco?
Come si noterà, generiamo ancora questioni, ancora e sempre questioni. Sembra quasi che le domande scatenino l’eccitazione – la spavalderia del desiderio – e che l’eccitazione stessa, a sua volta, infittisca le questioni rendendo sempre manchevoli le risposte che ci diamo. Eppure, ne converrai con me, è sempre piacevole cercare delle risposte, mappare il territorio, ficcare il desiderio in ogni buco della mente.

Tu sei arrivata a piacermi, e a diventare la quintessenza stessa delle soddisfazioni che mi reca il mondo, perché in te già contieni e affermi una parte fondamentale di questo mondo. Tutto ciò non è casuale, lo so, lo comprendo, eppure non mi riesce di spiegarlo in modo compiutamente razionale. Posso solo dispiegarlo. Posso solo manifestarlo creando delle erezioni di sangue o di parole.
Alla base della vita, esistono dei concatenamenti d’energia così strettamente interrelati fra loro, talmente connaturati ai moti elementari del pensiero simbolico, da risultare un viluppo quasi inestricabile.

Eppure qualcosa ne emerge e ci riempie di sangue; un quid di senso se ne distacca, individuato dalla nostra protervia, e ci porta a fare delle scelte. Interroghiamoci quindi su ciò che affiora, sulla critica che mettiamo in pratica per realizzare un senso, una selezione delle esperienze, e impariamo altresì a sfrondare l’inessenziale e a evitare i vuoti di sangue dei nostri corpi.
Finché usiamo parole, gestualità e segni di qualche genere per rivolgerci agli altri, ci limitiamo a comunicare loro qualcosa e a mantenere la nostra comunicazione dentro una distanza, un distacco.

La comunicazione, in altre parole, ci consente di attraversare il territorio che abbiamo in comune con gli altri senza dover ridurre necessariamente le distanze che ci separano da essi e senza che si sia costretti a una fisicità del contatto, a una materialità immediata del rapporto. La comunicazione è lo spazio comune della mediazione. Riduce i vuoti del senso, non le separazioni originate dal senso stesso. Nel perimetro della comunicazione, tutto può avvenire – e avviene – per il tramite di strutture rappresentative, linguistiche, ecc., che sono altrettante protesi del senso. Alcune manifestazioni del vivente sfuggono però a queste manovre, vanno al di là di ciò che se ne potrebbe rappresentare e chiedono a gran voce una negazione di tutte le distanze e di tutte le cautele. Le tumescenze erettili di natura erotica ricadono senz’altro in questa tipologia di eventi. L’erezione annuncia, enuncia e rappresenta l’avvento del desiderio carnale, ma non si accontenta di essere mediazione; chiama infatti alla soddisfazione, al godimento di ciò che l’ha provocata. Resta quindi parte di un concatenamento che si vuole materiale, e teso ad abbattere ogni mediazione immateriale, rappresentativa.
L’intesa autentica ha sempre un fondamento reale e si concretizza nell’immediatezza delle relazioni. Si sostanzia dunque con una rottura creativa e critica delle mediazioni, delle transizioni, innescando sovente una sorta di precipitazione verso un godimento determinato, una soddisfazione reale, un aldilà mondano della comunicazione.

Carmine Mangone